Arte e Cultura

I centri che più si distinguono dal punto di vista culturale sono sicuramente i più rappresentativi della provincia ossia Olbia e Tempio Pausania.


TEMPIO PAUSANIA

Olbia è la più estesa città della Gallura, dotata del porto turistico, commerciale e con il servizio di traghetti giornaliero verso la penisola; inoltre dotata di un funzionale aeroporto, una zona artigianale ed una discreta zona industriale. Il cuore della città è il suo accogliente centro storico, il vero boudoir cittadino vivacizzato dalle mille botteghe, dai piccoli ristoranti di grande fama e dagli accoglienti cocktail bar.
Davanti al molo degli imbarchi per Livorno si erge l'elegante palazzo del Municipio, all'imboccatura del Corso Umberto, nel primo viottolo sulla sinistra (via Piro) dopo l'edificio comunale si trova L'Azienda Autonoma di Soggiorno con il servizio d'informazioni turistiche. Nella piccola piazza Civita sorge la Chiesa di San Paolo, che presenta un'imponente facciata in blocchi di granito e la bellissima cupola rivestita in maioliche policrome. In via San Simplicio si trova la chiesa omonima, alla quale è legata la festa più sentita di Olbia.
La chiesa di San Simplicio è il monumento più importante della Gallura. E' situata in pieno centro cittadino, circondata da un piazzale dove si vedono varie pietre miliari romane. In questo piazzale sono state rinvenute numerose statuette votive che fanno supporre la precedente presenza di un tempio pagano. Altri indizi, quali la presenza nell'attuale chiesa di basi di pilastri sproporzionati rispetto ad altri, inducono a pensare che sul tempio pagano sia stato poi costruito un edificio di culto nei primi anni del cristianesimo, al quale si sovrappose nel XII sec. quello che vediamo adesso.


CHIESA DI SAN SIMPLICIO - OLBIA


L'edificio, costruito interamente in granito, fu realizzato in tre distinti periodi: il primo risale alla seconda metà dell'XI secolo, il secondo ed il terzo all'inizio del decennio successivo. L'interno è a tre navate suddivise da arcate che poggiano su colonne e pilastri e sono chiuse da un'abside. La chiesa ospita numerosi reperti come la famosa raccolta lapidaria romana, pietre con iscrizioni funerarie e militari. Fra le più importanti troviamo quella di Fulvila, la lapide di Cassio Blesiano, utilizzata come acquasantiera. Nel presbiterio si trova l'antica statua di San Simplicio, a mezzobusto, con reliquiario ricavato in una nicchia del retro.
La scultura in legno dorato risale al 1600 ed è stata restaurata dal pittore locale Lino Pes, il quale ha anche donato la teca in cristallo che la protegge. Le reliquie furono trovate nel 1800, durante degli scavi archeologici, in una tomba presso la chiesa ed attribuite a San Simplicio. Ne fu donata una parte anche a varie chiese sarde: quelle custodite ad Olbia si trovano, oltre che nel reliquiario in steatite sul retro della statua, anche nella chiesa di San Paolo.


  CHIESA DI SAN PAOLO - OLBIA   


Tempio é nata storicamente nel Medioevo su precedenti centri abitati nuragici e prenuragici che ci hanno lasciato importanti vestigia storiche e preistoriche (nuraghi, tombe dei giganti, dolmen). Sempre nel Medioevo fu capitale del Giudicato di Gallura (uno dei giudici dell'epoca, Nino di Gallura, la cui casa é tuttora esistente, é citato nella Divina Commedia di Dante Alighieri ).
Nel corso dei secoli Tempio é stata il centro amministrativo delle varie dominazioni straniere che si sono succedute. Grazie, quindi, anche alla presenza di funzionari provenienti dall'esterno, si é lentamente creata a Tempio una classe intellettuale che ha visto la cittadina per secoli come centro culturale di riferimento dell'intera Sardegna. Attualmente questo passato rivive nel bellissimo centro storico caratterizzato dalle strade lastricate e dagli elegantissimi e suggestivi edifici in granito: chiese, case e palazzetti di granito grigio ornati di balconate in ferro battuto.



LETTERATURA


Nel XVI secolo l'interesse per la storia della Sardegna e per le sue antichità suscita curiosità negli studiosi sardi, come dimostrano le opere di Sigismondo Arquer e Giovanni Francesco Fara che, per primi, propongono una riflessione sulla Sardegna e sul suo passato, fornendo, nel contempo, un'importante testimonianza sulla società del loro tempo.
Antonio Lo Frasso rappresenta, invece, tutta la complessità del plurilinguismo sardo dell'epoca, utilizzando il castigliano, il catalano e il sardo, mentre Pietro Delitala si discosta dagli autori dello stesso periodo perché sceglie la lingua italiana, o per meglio dire, toscana, in un momento in cui questo idioma è quasi completamente abbandonato in Sardegna.
Nel XVII secolo la Sardegna, ormai completamente ispanizzata, vede l'affermarsi, in modo incisivo, della lingua e della cultura castigliana. Fa eccezione l'opera di Francesco Vidal, che manifesta con il suo interesse per la lingua sarda, come nell'isola esistessero correnti culturali che in qualche modo contrastavano l'ispanizzazione totale delle classi dirigenti. Il poeta barocco Giuseppe Delitala y Castelvì è, invece, perfettamente integrato nella cultura spagnola e con le sue opere dimostra di essere un notevole poeta sardo in lingua castigliana.
L'Ottocento rappresenta un momento fondamentale per la cultura sarda. È, infatti, il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano la Sardegna e pubblicano i resoconti di questi viaggi, di cui il più noto è quello pubblicato nel 1826 da Alberto Ferrero della Marmora.
Nel corso del secolo visitano la Sardegna Francesco d'Austria-Este, Alphonse de Lamartine, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Carlo Corbetta, Charles Edwardes, Francesco Aventi, Gaston Vuillier, Gustave Jourdan.
Il nuovo secolo si apre con una tendenza alla trasformazione delle strutture della società sarda. Conquistano una posizione di primo piano il poeta Sebastiano Satta e lo scrittore Enrico Costa, che ottennero successi di livello italiano ed europeo, inserendosi nel grande dibattito della cultura internazionale.
Il conferimento del Premio Nobel alla scrittrice nuorese Grazia Deledda, nel 1926, consacra definitivamente il valore e l'originalità della letteratura sarda.


GRAZIA DELEDDA


Dagli inizi del Novecento si registrano numerosi viaggi di studiosi, giornalisti e scrittori, che percorrono la Sardegna e pubblicano, successivamente, le relazioni dei loro viaggi. Fra questi, Annibale Grasselli Barni, Gino Bottiglioni, Giulio Bechi, J.E. Crawford Flitch, Max Leopold Wagner.
In questo secolo accanto alla cultura letteraria va ricordata la cultura politica con personaggi di grande valore come Emilio Lussu ed Antonio Gramsci.
Il dopoguerra rappresenta un momento di svolta, in cui gli intellettuali sardi sono consapevoli di trovarsi di fronte ad una svolta epocale rappresentata dalla fine dell'isolamento e dall'ingresso della Sardegna nel cosiddetto 'villaggio globale'. Tali trasformazioni sono avvertite dagli uomini di cultura e dagli scrittori come Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessy, Salvatore Satta e, in anni più recenti, Sergio Atzeni.


MUSICA


In Sardegna la musica tradizionale è al giorno d'oggi un'espressione assai viva e variegata, connessa con gli scenari della vita comunitaria quotidiana e festiva. Lungi dall'essere sterile folklore, essa viene eseguita ed ascoltata da uomini e donne di ogni età e condizione sociale, associata a comportamenti, significati e valori collettivamente partecipati. Molti sardi continuano a comunicare attraverso forme musicali ereditate dalla tradizione del passato semplicemente perché trovano in esse un mezzo idoneo ad esprimere se stessi all'interno della loro realtà contemporanea, funzionale al loro modo di vivere e di stare con gli altri, adeguato a manifestare la propria identità. Tale attualità garantisce la vitalità dei repertori che si continuano a cantare e suonare, i quali, diversamente, finirebbero nel dimenticatoio, come altri nel passato. Non stupisce che accanto agli scenari esecutivi più tipici della tradizione, come le feste religiose e profane, si siano definiti nuove occasioni e nuovi contesti esecutivi, adattatisi al mutare dei modi di vita e della comunicazione: è il caso ad esempio delle trasmissioni televisione o radiofoniche incentrate sulla musica tradizionale o del frequente ricorso all'incisione discografica da parte di molti cantori e suonatori. La maggiore disponibilità di tempo libero dal lavoro permette a molti esecutori di specializzarsi in modi sconosciuti nel passato, elevando mediamente il livello della pura tecnica musicale. Il fenomeno è alla base della diffusa tendenza alla formazione di gruppi di esecutori stabili che operano in modi semiprofessionistici. Un caso particolare è il fiorire dei cosiddetti gruppi folk che, ben diversi dai gruppi folkloristici che operano nel resto d'Italia, contribuiscono a rielaborare continuamente il senso di appartenenza alla comunità locale ('sa bidda'), tratto di grande rilievo dell'essere sardi.


         

GRUPPI FOLK

La musica tradizionale sarda vive oggi un momento assai complesso, dove si incontrano processi e tendenze differenti, fra continuità della tradizione e innovazione, in un quadro fluido e in continuo divenire che si intreccia con gli altri elementi (la lingua, il persistere di certi modi di interazione collettiva, di certi valori condivisi, di certe dinamiche di gruppo basate sul senso della sfida e così via) che entrano in gioco nella definizione e rappresentazione dell'identità dei sardi. Gran parte delle espressioni musicali tradizionali sarde manifesta una forte caratterizzazione, fra le più marcate fra le culture del Mediterraneo. Ciò non vuol dire che esse siano frutto di processi musicali 'autarchici', esclusivi dell'isola, poiché per qualsiasi forma sono evidenti gli scambi con tradizioni musicali di altre culture. Diversamente distribuite sul territorio, si hanno molteplici espressioni di musica vocale (canti sia monodici sia polifonici), di musica strumentale (con l'uso di strumenti caratteristici come le launeddas e di altri ampiamente diffusi al di fuori dell'isola ma qui utilizzati in modi peculiari, come l'organetto e la chitarra) e di forme di canto con accompagnamento strumentale. Una basilare distinzione può tracciarsi fra le pratiche vocali e strumentali a 'numerus clausus', cioè riservate ad esecutori che abbiano seguito specifici iter di apprendistato (come il canto a tenore; il canto a cuncordu; il canto a chitarra; le tradizioni di poesia improvvisata; il repertorio per launeddas) e quelle a 'numerus apertus' destinate alla più larga partecipazione collettiva (come il canto dei gosos e del rosario).


             
 

LAUNEDDAS, FISARMONICA E CANTI A TENORE E A CONCORDU

Secondo un'opinione comune fino ad un paio di decenni addietro, le forme e gli stili esecutivi riflettono (quando non caratterizzano) le diverse aree linguistico-culturali dell'isola. Per Pietro Sassu, ad esempio, nell'area logudorese ha maggiore rilevanza il canto solistico con chitarra mentre il Campidano si caratterizza per le forme di canto con accompagnamento di launeddas; per il canto a più voci il Logudoro, la Gallura e il Sassarese presentano repertori di tipo religioso mentre la Barbagia è l'area della polifonia profana (canto a tenore) e così via. La questione della diffusione delle forme musicali e del loro rapporto con le aree geo-culturali appare oggi estremamente complessa (anche in virtù di vari e complessi processi di delocalizzazione) e risulta piuttosto difficile una sua esatta definizione. Se, ad esempio, fino a tempi relativamente recenti il suono delle launeddas risultava estraneo alle orecchie e alla sensibilità delle comunità del nord Sardegna, oggi è del tutto normale assistere a esibizioni di launeddas in qualsiasi festa di paese dell'isola, senza distinzione di area. Inoltre è invalso l'uso di combinare lo strumento con espressioni tradizionalmente appartenenti a diverse zone: è il caso delle frequenti commistioni fra launeddas e canto a tenore che si ascoltano in incisioni discografiche e dal vivo. Per altro verso, mentre alcune pratiche musicali (soprattutto quelle in cui è determinante la specializzazione individuale come il canto a chitarra o le pratiche di improvvisazione poetica) rivelano caratteri ricorrenti in vaste aree, altre (frutto di comportamenti musicali d'insieme, come le forme di canto a più voci) si differenziano notevolmente a seconda del paese, contribuendo alla definizione dell'immagine della specifica identità culturale di ciascuna 'bidda'.